I ciclisti mi sono simpatici

(per chi invece li trova insopportabiil, si consiglia la lettura di questo)

Ogni tanto qualcuno sgrana gli occhi quando dico che vado a lavorare in moto; “Io in moto non ci andrei mai, è troppo pericoloso”. Al che di solito rispondo: “Se pensi che andare in moto sia pericoloso, non hai mai provato la bicicletta”.

Chi è mai stato su una promenade affollata sa benissimo quale ruolo la differenza di velocità ha nella circolazione; se si cammina al ritmo degli altri pedoni, gli urti sono rari, ma se si prova a correre, diventano inevitabili (ragione per cui fare jogging la domenica pomeriggio non è un’idea molto intelligente). Applicata ai veicoli, questa semplice risultanza imporrebbe di tenere mezzi a motore e /mezzi a pedale ben separati (ed entrambi lontani da chi si muove a Tacchi & Suole). Purtroppo, spesso questa separazione non è possibile, vuoi per oggettiva mancanza di spazio, vuoi per miopia in fase di progettazione della rete viaria. Il risultato è che i ciclisti si espongono a rischi raccapriccianti, e vivono una realtà fatta di collisioni quotidianamente mancate per un pelo. Ecco un paio di esempi significativi.

Notate come in entrambi i casi i conducenti nei video si accorgono della presenza delle due ruote soltanto una volta che ce l’hanno quasi sul cofano, o dentro la portiera. I ciclisti sembrano avere il dono dell’invisibilità, e non è un gran vantaggio. Non stupisce che, messi di fronte a frequenti occorrenze di questo tipo, i ciclisti abbiano sviluppato alcuni meccanismi di difesa, il più comune dei quali è occupare il maggior spazio possibile. Anche in questo caso, abbiamo un contributo dalla regia:

Di fronte ad una situazione come quella del video, la reazione immediata dell’automobilista medio (ed anche di quello superiore) è una sequela di invettive contro quegli arroganti in pantaloncini di Lycra che non rispettano il codice e stanno in mezzo alla strada. Sarebbe però utile anche guardare la situazione dall’altro punto di vista, cioè da sopra il sellino, come spiegato in questo post ed in quest’altro.

Per chi non ha tempo di leggere, ecco il riassunto operativo: maggiore la porzione di corsia lasciata libera dalla bici, minore la distanza di sicurezza durante il sorpasso, con tutto quello che ne consegue. E nel caso foste tra quelli che pensano che lasciare un metro e mezzo di spazio quando si supera una bici sia inutile, il consiglio è di tenere conto che una bici può sbandare, anche di molto

Da quanto sopra segue che alcuni comportamenti apparentemente incivili dei ciclisti hanno una certa logica; ce ne sono altri però davvero più difficili da comprendere e giustificare. Per esempio, alcuni rappresentanti della categoria sembrano avere un atteggiamento piuttosto ‘casual’ nei riguardi della propria incolumità, convinti che il compito di preservarla spetti ad altri. Mi riferisco per esempio ai ciclisti che si immettono nel traffico in momenti inopportuni

o senza proprio guardare

E questo non è certamente il peggio; oltre ad ignorare le regole basilari di prudenza, qualcuno ignora pure quelle del codice della strada, in particolare per quello che riguarda i semafori.

Non penso di essere gratuitamente polemico se osservo che si tratta di comportamenti sufficienti a rovinare quasi completamente l’immagine dell’intera categoria. Da notare che la situazione è condivisa con un’altro gruppo che non gode di grande immagine: quello dei bikers. Anche nel caso dei ciclisti a motore, infatti, il comportamento francamente irritante di alcuni è bastevole a rovinare la reputazione di tutti, comprese quelle situazioni nelle quali il motociclista è oggettivamente parte debole e offesa.
Mal comune, in questo caso, non fa affatto mezzo gaudio.

Son of Giamanassa

PS
(mi scuso per l’assenza prolungata. Per farmi perdonare, oggi post doppio, che in pratica dimezza l’attesa)

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