Che ti venisse…

Devi girare a sinistra, e sei fermo al semaforo che regola la svolta. Scatta il verde.
Cominci la tua manovra, e all’improvviso succede questo:

Non e’ proprio una mossa simpatica, ma il tipo ha chiaramente molta fretta (notare il sorpasso alla Verstappen in fondo al ponte); non resta che augurargli mentalmente buon viaggio. E un attacco di dissenteria incontenibile.

Un paio di minuti dopo, chi si rivede?

È lui o non è lui? Certo che è lui , fermo davanti alla farmacia di turno. Vuoi vedere che la dissenteria gli e’ venuta davvero?

Son of Giamanassa

Quanto ti voglio bene…

Lo sguardo è ben rivolto avanti, e in fondo al viale compare il semaforo. Bastano pochi istanti, ed hai già valutato la lunghezza della coda e la velocita delle auto, molto bassa, il che vuol dire che il verde è scattato da pochissimo. L’occhiata allo specchietto è un riflesso automatico, così come il controllo a lato.
Una leggera pressione sul volante, l’auto cambia corsia e la strada si apre di fronte a te. Non hai nemmeno dovuto scalare, hai giusto mollato un attimo il gas per adattare la velocità, ed ora non ti resta che completare il sorpasso e goderti il risultato di una manovra ben fatta.
E poi arriva Lui.
Lui, e il suo telefono con più potenza di calcolo dell’Apollo 11, evidentemente senza vivavoce. Lui, con un GPS sul cruscotto che se lo avesse avuto Annibale a quest’ora eravamo tutti tunisini, ma non basta per fargli capire dove andare.
Lui, che si piazza a cavallo di due corsie, e delibera con calma il da farsi, e tu non capisci se si leverà di torno o se deciderà di tagliarti la strada.
Insomma, Lui, questo tizio qui:

E tutta la tua manovra, le tue valutazioni, l’anticipo delle situazioni stradali e la gestione del mezzo all’improvviso non servono a nulla; ti tocca scalare due marce, fermarti o quasi, e nel mezzo alla corsia veloce, ed aspettare che Lui finalmente metta una freccia e esca di scena. Tranquillo dotto’, tanto non è che avessi poi tutta questa fretta.

Son of Giamanssa
#IoVotoNo

Perché succedono gli incidenti (Parte IV)

Ecco a voi il nuovo episodio di questa serie di grande successo. A beneficio di chi si fosse messo alla visione e all’ascolto soltanto adesso, ricordiamo che le puntate precedenti sono andate in onda qui, qui e qui.

Il protagonista dell’episodio odierno è questo individuo, le cui azioni direi non hanno bisogno di commento.

Giusto per dare un po’ di contesto, quella è la stessa curva, ma venendo nell’altra direzione. Si può quindi comodamente giudicare quale fosse la visuale del pirlota (non è un refuso) quando ha cominciato la sua manovra:

Si potrebbe chiudere la storia qui, ma c’è di più. Un paio di giorni dopo il fattaccio, mi sono recato dai gendarmi con una copia del video e l’ingrandimento di alcuni fotogrammi (gendarmi può sembrare un termine di altri tempi, ma non è colpa mia se da queste parti si chiama Gendarmerie). Ho spiegato l’accaduto, ed ho chiesto se fosse possibile scambiare due parole col tipo che guidava la Mercedes.
“Perché?”, mi è stato chiesto dall’agente di servizio.
“Penso sia un individuo che guida in modo pericoloso e che può fare male a qualcuno”. Forse sono stato convincente, o forse il personale non aveva nulla di meglio da fare; fatto sta che hanno preso uno degli ingrandimenti e si sono messi a cercare l’auto sul terminale. Vi risparmio i dettagli. L’auto era registrata in un altro dipartimento, e quindi una eventuale convocazione di chi guidava toccava ad un’altro squadrone della Gendarmeria; inoltre, la presenza di una riga tratteggiata rendeva difficile l’imputazione di una contravvenzione specifica.

“Così non possiamo fare molto. Se ci fosse stato un contatto invece…” al che li ho bloccati, facendo notare che se ci fosse stato un contatto io non sarei stato presente in caserma, ma come minimo immobilizzato su un letto di ospedale. La conclusione è che fare il delatore e levare dalla circolazione un autista pericoloso è difficile, anche avendo prove piuttosto solide in mano.Però, stamattina in quella curva ho notato una pattuglia con il velox.

E per oggi abbiamo finito. Non mi resta che ringraziare per l’attenzione, e inviare ancora una volta un augurio commosso all’autore di cotanto sorpasso.

O conducente
testa di masso
dovevi proprio
partire in sorpasso

ti sembra il modo
brutto marrano
in curva cieca
e in più contromano

Son of Giamanassa.

PS
Ricordate questo? Beh, qualche giorno dopo, praticamente nello stesso identico posto, è successo questo:

Ormai non fa neanche più ridere.

Filosofia del sorpassando

Qualche anno fa, in una precedente vita motociclistica, frequentavo il Nurburgring. Vediamo di dettagliare meglio questa affermazione. Per Nurburgring intendo il Nordschleife, cioè la vecchia pista da Formula 1, quella dove Lauda ebbe il suo famoso incidente. Il circuito è da tempo aperto anche al pubblico (quando non viene usato per test automobilistici e per le gare); è sufficiente presentarsi all’ingresso, pagare il biglietto (piuttosto salato), e si ha la possibilità di girare lungo quei famosi venti chilometri e passa di curve e saliscendi.
Quando dico ‘frequentavo’, intendo dire che ci sono stato alcune volte (più di quattro, meno di otto), ed ho accumulato alcuni giri (più di venti, meno di trenta). Prima che qualcuno si faccia idee strane, sono sempre stato terribilmente lento. Giravo in tempi tra i dieci e gli undici minuti, il che si traduce in medie sempre inferiori ai 120 all’ora, che su un circuito del genere equivale ad andare in bicicletta.
Per prepararmi alla prima visita, mi affidai alle ottime indicazioni di questo sito. Il Ring non è un circuito come gli altri. Dal punto di vista legale, si tratta di una strada a senso unico senza limiti di velocità; valgono quindi le normali regole del codice della strada: si gira stando a destra, e si sorpassa solo a sinistra. Dulcis in fundo, chi danneggia le barriere paga due volte: una per la sostituzione, ed una per il mancato incasso durante il fermo pista.

Perché mi sto dilungando a parlare del Ring? Perché mi serve per introdurre l’argomento del giorno, che è in risposta a questo commento del mio unico lettore.

Uno delle raccomandazioni più importanti per chi va al Ring è la seguente: se qualcuno vi arriva dietro, spostatevi a destra, mettete la freccia a destra (per comunicare che lo avete visto) e fatelo passare.

A pensarci bene, la logica dietro questa raccomandazione è solida; chi ci raggiunge da dietro è chiaramente più veloce (altrimenti non ci avrebbe raggiunto), e quindi è giusto agevolarne il passaggio (visto che non siamo in gara). In caso contrario, il pilota più veloce sarà costretto a prendere dei rischi per effettuare il sorpasso, e prendersi dei rischi in un posto come il Ring può avere conseguenze fatali.

E qui torniamo al commento dell’amico citato poc’anzi. Cosa fare su strada quando qualcuno arriva da dietro, in modo chiaramente aggressivo e fastidioso? La mia personale reazione è la stessa suggerita per il Ring: mi metto da parte e lo faccio passare (sempre che ci siano le condizioni per farlo in sicurezza).

Quello del sorpasso è un argomento suscettibile di generare reazioni molto forti in chi guida. Siamo onesti: essere sorpassati è spesso visto come una dimostrazione di inferiorità. Se il sorpasso è effettuato da un conducente arrogante e aggressivo, allo smacco si aggiunge l’enorme frustrazione di vedere come certa gente, che se ne frega così platealmente del prossimo e si comporta come se tutto fosse dovuto, sembra sempre farla franca (io però continuo a sperare nel Karma).

Per chi lo vede con quest’ottica, il sorpasso è una esperienza negativa ed anche pericolosa. Nel momento in cui nello specchietto appare un veicolo più veloce, parte della propria attenzione viene dedicata ad osservare l’altro conducente, a cercare di non farlo passare, financo ad odiarlo un poco. É un discreto dispendio di energia nervosa che sarebbe meglio utilizzare per concentrarsi sulla guida. Senza contare che un comportamento del genere spesso induce il conducente ‘veloce’ a ‘spingere’, a rimanere attaccato al nostro veicolo, o a prendersi dei grossi rischi pur di passare. É una situazione nella quale, secondo me, non vince nessuno.

É anche una situazione nella quale mi sono trovato spesso quando sono venuto a stare da queste parti, ed ho cominciato ad usare la moto per andare al lavoro. Dopo anni in cui facevo la stragrande maggioranza dei chilometri da solo, in lunghi giri ben fuori dall’ambito urbano, mi sono trovato in una realtà quotidiana fatta di comportamenti molto aggressivi e insistenti, come questo:

Per mesi mi sono arrabbiato; ho rallentato di proposito quando filtravo tra le file di auto, per dissuadere gli altri bikers a starmi così vicino. Ho mandato a fare in culo una dozzina di persone. Ho inseguito uno scooterista che una volta mi ha superato **mentre** ero in mezzo a due file di auto, rientrando a due centimetri dalla mia ruota davanti. Mi sono fatto diverse panciate di sangue marcio.
Poi un giorno ho capito; mi sono ricordato del consiglio dato a Ringers, ed ho cominciato a farmi da parte. Se sono nel traffico, e vedo dietro di me le luci di un T-Max, comincio a cercare un buco per infilarmi e farlo passare. Se sono sui monti, in mezzo alle curve, e dietro di me vedo arrivare qualcuno, mi sposto a destra e attendo che mi superi.
Di colpo, da una situazione subita mi sono trovato in una situazione attiva; non sono più gli altri a superarmi, sono io che decido di farli passare. Gli esuberanti che prima mi irritavano a lungo, adesso entrano ed escono dalla mia vita in pochi secondi. Arrivo un paio di minuti più tardi a destinazione, ma sono molto più sereno. E poi diciamocelo chiaro: voi vi fidereste a tenervi dietro personaggi come questo, che taglia sulle strisce per non fare dieci metri di rotatoria?

Certa gente è meglio levarsela di torno al più presto.
Mi mio consiglio quindi è: se vi arriva dietro un incosciente a tutta velocità, rilassatevi, e fate passare (con le precisazioni di cui al mio commento qui sotto).

Son Of Giamanassa

Qualcuno come te

Internet ha moltiplicato a dismisura le fonti di informazione su qualsiasi argomento. Chi trent’anni fa avesse voluto passare in rassegna lo stato dell’arte su un soggetto come, per esempio, la guida sicura, non avrebbe avuto altra scelta che andarsi a cercare in bibloteca qualche oscura pubblicazione specialistica. Oggigiorno, bastano pochi secondi con motore di ricerca e si è bombardati con una mole di dati semplicemente smisurata.
Tale facilità di accesso ha portato ad un paradosso: abbiamo un sacco di informazioni, alle quali però dedichiamo spesso non più di una occhiata superficiale. Più cresce il volume del materiale a disposizione, maggiore è il desiderio di ridurlo e sintetizzarlo in poche righe concise e definitive.
La guida sicura non sfugge a questo paradosso; la materia è tecnica, complessa, profonda, ma spesso le esigenze di divulgazione richiedono che venga condensata in un pugno di regole brevi e semplici.
In ossequio alla fretta dei nostri tempi, oggi viene proposta una di queste prescrizioni minime. All’origine segnalata in un forum di motociclisti, è applicabile alla guida di qualsiasi veicolo. La regola è molto semplice: immagina che dall’altra parte stia arrivando uno come te.

Facciamo un esempio? State percorrendo una bella strada, godendovi le prestazioni del mezzo ed il piacere che una buona guida può dare. Davanti a voi una curva a sinistra, per la quale dovreste rallentare un po’, a meno di non tagliarla un pochino. Che male può fare sconfinare un metro oltre la mezzeria, su una strada dove non passa nessuno? E qui potete applicare la regola, immaginando che dall’altra parte stia arrivando uno come voi, immerso come voi nel piacere di una buona guida, e che come voi ha deciso di allargarsi un metro per non perdere il ritmo. Siete sempre convinti di voler tagliare quella curva?

Oppure, pensate di essere in moto, e di avere davanti un’auto un po’ lenta. Ne avete le scatole piene, e decidete di cominciare il sorpasso, anche se siete ancora a metà di una curva cieca. Prima di partire, immaginate che nell’altro senso ci sia un altro biker come voi, che se ne viene su tranquillo nella sua corsia, magari mentre sorpassa un ciclista, o si prepara a fare una svolta a sinistra. Che fate? Continuate il sorpasso, o aspettate almeno di essere usciti dalla curva?

Il signore del video qui sotto decide di continuare il sorpasso.

Parte che non è ancora finita la curva, e una volta uscito da dietro l’auto mi vede davanti a lui, con la mia freccia accesa, che vorrei svoltare a sinistra. A questo punto potrebbe ancora abortire la manovra, ma decide di continuare. La sua scommessa è che mi farò da parte lasciandogli lo spazio per completare il sorpasso. Cosa che puntualmente avviene, ma questo non toglie che si tratta di una decisione pericolosa per almeno due motivi, uno legato all’altro.

Prima di tutto, perché nel momento in cui decide di insistere nel sorpasso, il collega mette la sua incolumità nelle mie mani, e questa non è mai una decisione furba. Potrei essere distratto e non averlo visto; potrei avere un veicolo dietro di me che mi impedisce di spostarmi di nuovo verso destra; potrei cercare a mia volta di bruciare la svolta, incrociando proprio davanti a lui e all’auto.
Oppure, e qui torniamo alla regola di cui sopra, potrei essere uno come lui; uno che non torna mai sui propri passi, convinto che tocchi agli altri muoversi e fare spazio. Nel qual caso, le conseguenze potrebbero essere, come dire, interessanti.

Non c’è da aggiungere altro, se non una dedica musicale; visto l’argomento, la scelta naturale e’ di ricorrere alla splendida voce di Adele

I see you want to overtake
want to pass that car and you want it now
I see you are pushing through
Guess I’ll have to move, to give space to you

Oh friend, why are you so fast?
Are you late for work, do you fear coming last?

I hate to say this, as you appear so delighted
but, you got away with it, ‘cause I allowed it
I hope you do realise, before you get too excited
it was me, that moved over

Never mind next time, someone like you
Will be coming the other way, like you do
It will scare you, and how, you’ll get a smelly, code brown
Sometimes you accelerate, but sometimes you slow right down
Sometimes you accelerate, but sometimes you slow right down

Son Of Giamanassa.

Diamoci una mossa, grazie.

Ho un annuncio importante da fare: sto diventando un uomo nuovo. Ho da poco realizzato che sto per raggiungere un livello superiore di autocoscienza, e che il mio spirito é proiettato verso l’Enorme Mente Pulsante Eternamente in Espansione Che Governa dal Centro dell’Ultramondo. Perché dico questo? Perché una volta, di fronte a manifestazioni di incapacità evidente e stupidità conclamata, andavo soggetto a reazioni scomposte e improvvise esplosioni di ira. Come nel caso qui sotto, nel quale il conducente della Fiesta non solo passeggia in corsia centrale, ma manco é capace di rimanerci. E infatti si becca una sventagliata di abbaglianti, oltre ad una serie di epiteti a scelta, che però non potete sentire perché ho pudicamente tolto l’audio.

Adesso le cose sono cambiate. Il mio nuovo io é più tollerante delle mancanze altrui, più ecumenico nel riconoscere che tutti possono sbagliare, più accondiscendente di fronte al fatto che anche gli inetti hanno diritto ad un volante tra le mani. Guardate per esempio cosa é successo pochi giorni fa:

Avete visto? E soprattutto, avete sentito? Avete notato l’assoluta mancanza di suoni provenienti dall’abitacolo, la mancanza di qualsiasi aggiunta al mormorio del motore e al sibilo del vento lungo la carrozzeria? Nessuna rimostranza, nessuna imprecazione, nessun eccesso di segnalazioni luminose. La Golf mi sbuca davanti, togliendomi lo slancio necessario per affrontare la salita, e da parte mia non c’é alcuna reazione. Ammetterete che é un cambiamento non da poco.

Ve l’ho detto, sono un uomo nuovo. Nuovo, ma consapevole che ci sono individui che ancora suscitano rabbia e seminano angoscia lungo gli svincoli del mondo. A questi fratelli che ancora errano, mi permetto di dare alcuni pratici suggerimenti su come si entra in autostrada.

Cominciamo dal principio: si chiama corsia di accelerazione per un motivo. Come dice (o dovrebbe dire) il nome stesso, serve per accelerare, cioé per guadagnare velocità, in modo che la vostra entrata nel flusso di traffico avvenga ad un ritmo se non uguale, per lo meno poco difforme da quello prevalente al momento. Prima si accelera, e poi si entra. Viceversa, non stupitevi se finite ingroppati da un SUV o a fare da decorazione al radiatore di un TIR. Altrimenti detto: dateci una mossa, please.

Seconda cosa: a volte capita di trovarsi di fronte qualcuno di lento proprio quando state entrando in autostrada. In questa situazione, i casi sono due. Nel primo caso, visto che in corrispondenza degli svincoli il traffico tende di solito ad ammucchiarsi, decidete di pazientare qualche secondo e dare tempo al veicolo lento di incrementare la propria velocità. Una volta arrivati in una zona dove il traffico si é già sbrogliato da solo, superate con agilità e senza dare fastidio a nessuno.
Nel secondo caso, vi buttate subito all’esterno, perché rimanere anche soltanto pochi secondi dietro un veicolo lento é per voi un affronto intollerabile. E io vi capisco, e non vi odio per questo (sono un uomo nuovo, ve l’ho detto). Però vedete di sbrigarvi. C’é una sola cosa più irritante di qualcuno che ti taglia la strada mentre sei in corsia di sorpasso: uno che ti taglia la strada e poi sorpassa al rallentatore. Buttate giù due marce, schiacciate quel cavolo di pedale e date almeno l’impressione di volervi levare rapidamente di torno. In altre parole: dateci una mossa, please.

Ultimo, ma non ultimo: non attardatevi in corsia di sorpasso. Una volta che il veicolo lento é superato, potete rientrare; non é il caso di rimanere a sinistra per contemplare la strada di nuovo deserta di fronte a voi. In altre parole: dateci una mossa.
Ricordatevi che dietro di voi ci sono io, che stavo arrivando alla massima velocità consentita per avere una chance di superare la salita senza dover scalare (ho un’auto piccola con la coppia di un Ciao anni ’70). Se vi levate dai piedi prima di costringermi a rallentare, avrete la mia completa indulgenza e il ricordo che avrò di voi si limiterà a quei dieci secondi che ci avete messo per entrare ed uscire dalla mia vita. In caso contrario, verrete esposti al pubblico ludibrio come il Golfista qui sopra. Perché sarò anche un uomo nuovo, ma a tutto c’é un limite.

SoG

Sorpassus Interruptus

Parliamo di sorpassi, in particolare di sorpassi in autostrada. Non e’ una precisazione marginale, perche’ in altre circostanze e su altre strade, sorpassare e’ un film un po’ diverso che porta certi attori a dare il peggio di se’ (Perche’ succedono gli incidenti). Parliamo di sorpasso in autostrada, in condizioni di traffico leggero o quasi inesistente. Con queste premesse, la manovra dovrebbe essere quanto di piu’ facile e lineare: controllo allo specchietto, freccia, rapido lifesaver per controllare l’angolo cieco, cambio corsia, sorpasso, rientro e via procedere. Facile no?
Beh, no.
Abbiamo gia’ visto che alcuni conducenti sembrano dimenticare l’ultima parte, quella in cui si rientra nella corsia di marcia normale e ci si allontana dal veicolo superato (Should you stay or should you go).
Oggi parliamo di quelli che si fermano allo stadio ancora precedente, e non rientrano nemmeno. Primo esempio, che combina la riluttanza al rientro con la pessima abitudine ad occupare il centro della strada (Nel mezzo del cammin di nostra vita).

Mi chiedo se ci sia una correlazione tra l’abitudine di occupare la corsia sbagliata, e un certo imbarazzo nell’affrontare i tratti di autostrada un po’ sinuosi. E’ una idea sulla quale lavorare.
L’esempio che segue e’ quasi la fotocopia del precedente. Notare come la Renault 19 (in condizioni spettacolose, sembrava davvero appena uscita da un autosalone da quanto era lucida e perfetta la carrozzeria) mi superi, guadagni un bel po’ di spazio e poi, praticamente, si pianti sulla corsia di sorpasso, appena prima dell’ingresso in galleria. Un improvviso attacco di paura del buio?

Se il tizio avesse eseguito il suo brusco rallentamento duecento metri piu’ avanti, mi sarei trovato imbottigliato dietro al camper, e avrei dovuto frenare con decisione per non tamponarlo. Prima che qualcuno obietti, ne’ in questo caso, ne’ nel caso precedente ho cambiato la mia velocita’. Avevo il cruise control come al solito, quindi non sono stato io ad accelerare, ma gli altri veicoli a rallentare. E lo stesso vale per l’ultimo esempio di oggi, il piu’ eclatante. Qui davvero non servono tante parole; appena arrivata davanti al mio cofano L’Audi si blocca e comincia a tornare indietro, come legata ad un elastico. Come mai? non so. Posso ipotizzare che l’attenzione del conducente sia stata improvvisamente catturata da qualcosa di piu’ impellente che non pensare a guidare, ma e’ appunto soltanto una ipotesi.

Per l’accompagnamento musicale di oggi ringraziamo Sergio Caputo e la sua band.

Ronfa il mio motore, tramonta il sole, sull’Autofior
L’auto scorre con un filo di gas
dritta come sui binari di un tram

Due bagliori chiari, un paio di fari ecco sei tu
Vai un po’ piu’ veloce e ti avvicini sempre di piu’

Ecco che ti affianchi, ma poi ti stanchi, sull’Autofior
sollevi un poco il tuo piedino dal gas
a poco a poco mi abortisci il sorpass
e come d’incanto, ripassi accanto, in retromarcia
ti rimpicciolisci, nello specchietto, per poi sparir

Ahh-ia ihai, Ahh-ia ihai, e’ un comportamento, che francamente, non so capir.

Il sorpasso strambo, sembra fatto e invece non lo e’
Il sorpasso strambo, una finta e poi si torna indre’
Il sorpasso strambo, e chissa’ se c’e’ pure un perche’
Il sorpasso strambo stasera, la ragione la sai solo te.

SoG

Perché succedono gli incidenti.

Quello di oggi sara’ un post fulmineo, un semplice botta e risposta.

Domanda: Perché succedono gli incidenti?
Risposta: Perché in giro ci sono individui come questo:

Potrei fermarmi qui, ma é giusto descrivere il contesto. La strada é quella che scende dalla parte francese del Col di Tenda. É lunga, stretta, con pochi punti in cui é possibile superare in sicurezza. Il tunnel si apre una volta ogni mezz’ora circa, quindi é naturale che si proceda in fila, tutti dietro ai veicoli più lenti, che sono in testa. É una situazione frustrante, é facile perdere la pazienza, specie se si ha fretta.
Qualcuno però mi deve spiegare come fa il conducente del BMW, al momento di cominciare il sorpasso, ad avere la garanzia che, una volta arrivato a pari del pulmino Mercedes, la corsia sara’ libera.
Per me, quella garanzia non esiste, non può averla. C’é troppa vegetazione, che copre un tratto troppo lungo della parte a valle della strada. Per me, quel conducente ha semplicemente fatto una scommessa, si é giocato che non ci fosse nessuno in arrivo dall’altra parte. Ha avuto ragione, ma poteva tranquillamente ammazzare qualcuno.

Da notare che ripete il giochino appena più avanti, quando rientra dal secondo sorpasso ‘al buio’ proprio di fronte ad un’auto coi fari accesi che sta arrivando nell’altro senso.

Questa volta non ho alcun commento musicale. L’unico che mi sembra adatto é un successo di Masini il cui titolo é una volgarita’, quindi preferisco lasciar perdere.

SoG

Should you stay or should you go?

Qual’é l’origine di un sorpasso?
In genere, il sorpasso é un atto di rappresaglia che serve a lavare l’onta di uno sgarro. Superando il rivale, l’automobilista sgarrato ristabilisce la propria posizione nel mondo, afferma con decisione di possedere un membro di dimensioni ragguardevoli e conserva la stima del proprio clan.

In alcuni casi però, il sorpasso avviene semplicemente perché un veicolo é più veloce di un altro. Se procediamo lungo una strada ed un veicolo ci raggiunge, é chiaro che é più veloce di noi, e quindi la logica imporrebbe di farlo passare. A volte la strada rende questa azione di buon senso dififcile; al contrario, in autostrada il problema di solito non si pone. Il veicolo più veloce non ha che da cambiare corsia, superare, rientrare, e continuare alla propria andatura, sparendo gradualmente verso l’orizzonte.

Nonostante l’apparente facilità, ci sono conducenti che sembrano avere dei problemi con questa procedura, in particolare per quel che riguarda il penultimo punto: mantenere l’andatura.

Primo esempio, questo signore tedesco che una volta superato ci molla di bruttto, costringendomi a togliere il cruise e rallentare vistosamente (notare come cambia il ritmo al quale scorrono i pannelli rifrangenti posti a destra, nel tunnel).

Il secondo esempio non ha bisogno di tante spiegazioni. Anche il signore alla guida dell’Audi rientra e poi si scorda del gas; posso dirlo con sicurezza perché anche in questo caso ho il cruise inserito, quindi la mia velocità non cambia. In compenso, il conducente é anche un Signore, lo si può notare alzare una mano con gesto di scusa, qualche secondo dopo aver ripreso una andatura più consona.

Per finire, il meglio del giorno, l’offerta speciale due al prezzo di uno. La Golf del video (un’altra macchina tedesca, sarà una sfortunata coincidenza…) non solo esegue il sorpasso ad andatura da tartaruga, ma non sta nemmeno sulla sua corsia (una cosa che mi manda moderatamente in bestia). É uno dei rari casi in cui ho sentito il dovere di dare una strombazzata.
Da notare che, dopo il promemoria acustico, la Golf schizza in avanti con decisione, il che rende ancora più curiosa la dinamica originale del sorpasso.

Anche in questo caso, lascio una piccola dedica in versi ai protagonisti dei video. La melodia é quella dei Clash, una scelta che mi pare appropriata.

oh baby baby dimmi un po’
ma a superarmi checcevo’ ?
basta schiacciare un poco il gas
e in un secondo ecco il sorpass
ed allora, dimmi un po’
te ne vai si o no?

ti dico vai vai vai
invece fermo te ne stai
da due minuti sei qui accanto
chissà se ne hai ancora per tanto
come on baby, dimmi un po’
mi sorpassi si o no?

sai che se vuoi sorpassare
il gas devi un po’ schiacciare
e una volta superato
tieni il gas bello schiacciato
come on baby, dimmi un po’
te ne vai si o no?

SoG

Che fretta c’era?

Ecco a voi uno che ha fretta.

Ha così fretta di uscire dall’autostrada che prima mi supera e poi taglia direttamente verso lo svincolo. Una manovra fluida, probabilmente pensata con largo anticipo, ed eseguita ad una distanza che provoca al massimo un incuriosito scuotimento di testa, piuttosto che un sonoro invito ad andare a quel paese. Piccolo dettaglio: fosse rimasto dietro di me, non avrebbe perso quasi nulla. Quando arrivo all’altezza dello spartitraffico verde, l’ho già risuperato di parecchio, é come se fosse rimasto dietro di me tutto il tempo.

Vale a dire che, quando si vuole prendere un’uscita, può valere la pena prepararsi per tempo, mettersi tranquillamente in prima corsia e aspettare che il flusso del traffico ci porti allo svincolo, piuttosto che insistere nel sorpasso fino all’ultimo momento utile. Alla resa dei conti, la differenza di tempo é di qualche secondo, a dire tanto, a fronte di un palese guadagno in termini di sicurezza.

Quello della Renautl non é l’unico esempio, e nemmeno il peggiore. Il conducente di questa Lupo direi che riesce a fare un pochino peggio. Anche in questo caso, appena comincia a sfilare sulla destra, siamo già di nuovo in pari. Di cosa aveva paura, di arrivare in ritardo e vedere la stazione di servizio involarsi senza aspettarlo?

Quando vedo manovre del genere mi chiedo che origine abbiano. Magari é una ripicca per uno sgarbo subito; qualche chilometro prima di quel viadotto c’é un lungo tratto in salita, nel quale, forse, la mia utilitaria ha inavvertitamente avuto l’ardire di superare la Volkswagen. Io non mi ricordo, ma si sa che chi le subisce, certe cose non le dimentica.
Oppure il conducente si é semplicemente distratto; nonostante i circa nove cartelli che annunciano a cadenza regolare la presenza dell’autogrill, ha calcolato male le distanze, ed é finito lungo dopo il sorpasso.
Oppure alla base c’é semplicemente una manifestazione di grande affetto familiare. Quello del conducente é il gesto di chi si é appena ricordato di una ricorrenza importante, e si é reso conto di non avere nulla di adatto all’occasione. Da qui, la necessità di fermarsi a fare acquisti, in modo da potersi presentare in bello stile.
Di fronte ad intenzioni così nobili, direi che non c’é più nulla da dire. Mi limito quindi ad una dedica musicale.

Rientrare secco e poi
Inchiodarmi proprio sul paraurti
ma dimmi un po’ cosa vuoi
che ci perdevi,
se dietro tu rimanevi?

c’é che me stavo a scorda’
che domani é il compleanno de mamma
quarcosa le devo piglia’
‘na bottiglia d’olio
un bel libro su Bergolio
non c’é di meglio
in questo buco dáutogrill

hai
fatto il matto per passare
ma perché ?
se poi devi rallentare
che senso ha
se un sorpasso dura manco un metro
che fretta c’era
non potevi star dov’eri
che fretta c’era
che sei finito dietro a me

(con tante scuse a Loretta Goggi)

SoG